Guardo nel nulla
Lei, avendo posato gli occhi su di me, si allontana, scompare dietro gli alberi da frutto, con il suo passo enigmatico, con la sua camminata lunga e lieve, femminile fino allo spasimo, lungo il selciato che rude s?insinua in quel po?di bosco fino al bar, fino alla luce del sole che cala. Io rimango un po?solo; tornerà con del vino per la cena.
Soggiorniamo in una piccola casetta rosa che ha alberi tutt?intorno, e muri sciatti, scrostati e gechi che la sera compaiono aggrappati al vago chiarore lunare come lische di ombre immaginate.
Se si guarda verso il mare, del quale se ne scorge appena un lembo, un residuo muto e inanimato, la valle si distende sinuosa e lineare sino a Levanto. Ho in mente i bagliori del pomeriggio, gli scogli sotto Punta Mesco, quegli intrecci di luce portati come brezza dal mare, dagli spazi remoti, dalla curva del pianeta…
Lei ritorna. Non può che essere l?ultima sera, questa, la più oscura, la più ricca d?assenza, quella dei dialoghi morti, degli occhi fissi della follia nel roseto…
Gli occhi dell’assenza
La recinzione era in pietra e a tratti in muretto bianco. Le pietre erano cadute a terra sul lato che dava verso la collina e l?uliveto della piccola scuola di danza di Chania.
Ne usciva l?odore da quelle finestre in cornice azzurra, di capelli raccolti, di piroette e di tulle, di braccia altalenate in volo come il fumo dell?incenso nell?aria madida e musicale…
L?uomo che lì fuori aspettava, si nutriva di quell?odore salino. In una solitudine che s?intendeva proseguire oltre chissà quali altri emisferi, alla vista delle prime ballerine nella sala mormorava talvolta fra i denti parole incomprensibili e molli, eccole, poi si distingueva, e un timido sorriso solcava la languidezza protratta del suo volto sciupato dal sole.
Quando iniziava la musica l?uomo iniziava a piangere; non vedeva più nulla attorno a sé, fissava, osservava assorto dietro la lastra acquosa delle lacrime quella dolce figura, la creatura più melodiosa che a Chania sia mai comparsa. A volte era la ragazza a cercarlo; il suo sguardo s?incontrava con quello di lui, carpito dal furtivo piacere, attraverso le piccole finestre ? fessure di chiaro su un orizzonte celeste.
Quelle lontane notti a Patrasso le ricordava bene. C?era tutta Mirela negli occhi di lei, tranne il colore, l?azzurro perlaceo l?aveva ereditato dal padre, quello sì…
Quante volte aveva attraversato quel mare degli Dei, quanto tempo aveva atteso e si era fatto attendere su quei moli di pietra dove le persone transitavano come una massa mutante, come un agglomerato di particelle veicolate dal viaggio, ognuno per un proprio motivo, per una fuga o per il nulla, o per un destino incerto o delittuoso.
Lei compariva fra tutti quei corpi, quei volti sconosciuti, quelle chiome brune e corvine, quei passi elastici, frettolosi dei viaggiatori che ansiosi cercano occhi familiari, bocche da rincontrare.
L?uomo ha in mente ogni viaggio e ogni assenza di quei tempi di mare, e la terra che ora calpesta piangendo un tempo gli promise certezza, gli rese la donna amata in quegli incontri tanto spasimati.
Ti sono piaciuta?, sorridendo gli chiede la ragazza appena terminata la lezione a quell?uomo adombrato dal pianto.
Lui sorride, con un gesto spontaneo, materno, le scansa una ciocca di capelli dagli occhi lucenti, mi porti alla spiaggia?, ho voglia di correre, ma non sei stanca le chiede, corriamo fino al faro, dove mi portava sempre la mamma… l?uomo ha un sussulto, e questo come fai a ricordartelo, eri troppo piccola, non lo ricordo, lo so e basta, andiamo…
Sera di Maggio
Mani che sfiorano il nulla
nel buio un profilo
vanno cercando
come un liquore benefico
un goccio che scuota la gola
e inebri lo spirito…
Mani scosse dal vigore
d’un addio
prossimo o temuto
che accarezzano l’assenza
o l’idea di essa e del sangue
che come la debole mano della vegliatrice
s’incontra tesa nel buio…
L?origine del nulla
È qui che le isole s?avvicinano sino a sfiorarsi come due bocche che rincorrono un bacio, cercandosi e trattenendosi all?ultimo soffio; è qui che si origina e permane una sospensione di sogno, di attesa, d?impaziente desiderio che incurva il passaggio del giorno, di ogni giorno; è qui che le acque atlantiche entrano ed escono sospinte dalle maree creando lagune là dov?è sabbia, e sabbia là dov?è laguna. E nel mezzo ogni forma primitiva di pensiero, di ogni minuscola sensazione che sento e sentirò più tardi, quando tutto sarà ricordo.
Non c?è nulla di rilevante nel mezzo, nulla, come tra le due bocche vicine in procinto di baciarsi, ferme, congelate nell?attesa in un tempo immaginario…
E ogni cosa pare appartenere a una realtà illusoria, a un sogno in cui non c?è nulla di tutto questo, ma la sensazione di tutto.
…devo essere già stato qui, devo aver osservato senza aver pensato, in un tempo che mi è sconosciuto, in un tempo d?infanzia.
È soltanto acqua poco profonda, acqua limpida e fresca. Non c?è nessuno sulle due sponde, che paiono una il riflesso dell?altra, tranne un uomo e una donna seduti vicini, sulla pura sabbia. Non si guardano, non si parlano; tutt?e due rimandano di continuo la conversazione che alla fine riavvicinerebbe le loro bocche di sicuri amanti. E intanto il loro sguardo è fermo sulla mano di lei, che con un bastoncino o una bacchetta, traccia dei segni casuali sull?arena.
Sanno benissimo che per morte o per stanchezza, l?amore che ora li accomuna uscirà dai loro occhi, e che la scena che stanno vivendo è una scena che hanno già vissuto ognuno nel sogno dell?altro…
So tutto di loro senza conoscerne i volti, in me c?è la loro attesa, la loro incertezza; sono in ognuno di quei corpi fermi sull?arena, o lo sono stato.
Qui, in queste meridionali periferie di terre atlantiche è la luce estrema che domina il giorno e fa vacillare lo sguardo. È solo verso il tramonto che ogni cosa riacquista la sua forma sicura e ha contorni netti che risaltano sullo sfondo terso, vetrificato dall?anticiclone nordafricano.
E i due corpi appaiono ora in rilievo, in evidenza, la loro immagine fortificata e immobile, forse, in una tristezza assoluta e in una vaga armonia…
Spleen

Sento
una lontananza di risacca
un giungere di mare
di un altrove inesistente
o di sogno…
È una stretta e solissima attesa
in un tempo che si dilata al passato (appiattendosi)
ove incontro in brevi regioni di fiamma
la donna amata, la sposa che quel giorno strinsi…
Ma è una nostalgia vinta
dalla concretezza di resistere.
E fingo come Pessoa
di sentire il dolore che davvero sento…
immobile invidio e rivedo
l?allegria di quei volti, i gesti
le pose degli sposi di quel giorno d?ottobre
tutto quell?apice che mi si sfalda fra le mani
che appartiene a due corpi in transito
nella lontananza di cose accadute
di cose passate…
Sento
sottile la mano che stringe la mia
lungo il Paseo de Martì
quel pomeriggio afoso che risalimmo il Malecòn
(la malinconia dell?Havana)
il nostro passo era ancor giovane e lento
come di un tempo che volevamo arrestare
per non essere altrove
per non essere ora
come pioggia che giace raccolta
dopo un breve acquazzone tropicale
che presto il sole
ardente dello zenit prosciugherà…
Reflexão na noite
A fronte d?un avvenimento tragico l?individuo che ha fede si vuota nella preghiera, e si dice trovi un appoggio o la salvifica luce…
Viceversa, l?individuo senza fede piange un male senza fine e senza lacrime la notte, in un?attesa solitaria che non riesce a comprendere…
Ma quale dei due è l?uomo?
Appunti sul margine di un libro
L?aria è mite in questo tardo pomeriggio di fine dicembre. Un uomo e una donna camminano lungo il Tevere; è evidente che si amano, poiché si tengono per mano e han maniere gentili che recano tiepida brezza nei loro corpi contigui.
Hanno occhi eccitati e languidi, e gesti armoniosi che decorano e isolano le due transitorie figure nell?ombra di un lungo Tevere immobile in una leggera luce arancione, crepuscolare.
La donna osserva il lento scorrere del fiume. D?un tratto si volta arrestando i suoi passi irreali verso l?uomo il cui sguardo è subito preso dallo sguardo di lei: voglio una bimba sono le sue parole, e l?uomo rallenta il suo respiro, sorride come per piangere e l?abbraccia in un abbraccio infinito, ideale. Poi la donna con debole voce ripete, lui tace e bacia le labbra di lei che hanno appena pronunciato quelle parole di sogno. I due rimangono fermi un istante, sono i bagliori delle auto che s?inseguono sul viale a mutare le loro ombre sfuggevoli e incerte…
Il crollo dell’ombra
Questa mattina il direttore ha ordinato l?abbattimento di due imponenti aceri bianchi, due faggi e un olmo. Precludevano la visuale dalle finestre del suo ufficio.
Sono arrivati in quattro, armati di potenti motoseghe, nelle loro divise verdi da medico chirurghi, non si sono chiesti niente, hanno svolto il proprio lavoro con la determinazione del predatore; uno dopo l?altro, gli alberi, sono rovinati a terra a peso morto come prigionieri fucilati alle spalle.
Proprio sotto le loro fronde, durante le pause, nell?insopportabile calura estiva, andavo a leggere il Malte sfuggendo alla realtà, o ad appuntare sui miei foglietti ciò che non avevo potuto durante il lavoro. Forse sognavo da quelle parti, un sogno incomprensibile che tuttora mi è sconosciuto, in ogni giorno una piccola porzione, o una sensazione di esso…
Mi ha impressionato più d?ogni cosa vedere le divise dei quattro operai imbrattate di quel denso sangue vegetale, mentre il direttore gli andava incontro soddisfatto cercando una stretta di mano con il suo incomparabile abito scuro, nel mezzo di quella nuova radura assolata.
L’italia conosce l’Italia

Da qui non ucsirà nessuno pulito, nessuno… risuonavano le ultime deliranti parole del faccendiere, un invito a tacere, un invito alla complicità. L’Italia conosce se stessa. Che sorpresa apprendere che il potente x ha intascato una mazzetta, che s’è trombato una velina in cambio di promesse, che tanto sono al sicuro, che se mi pizzicano la magistratura è rossa, non è legittima, e sono completamente estraneo ai fatti. E quell’altro principino un po’tocco, ovviamente estraneo ai fatti, in galera per errore cade dal letto, si tromba una strafica, dirige un’associazione che sbava come tutti per il denaro, perché è questo il male, il marcio italiano si moltiplica attorno al denaro, ci scopa con il denaro e inciampa nelle banconote dimenticate sul pavimento la sera. E un partito come AN, di ex fascisti, ovviamente estraneo ai fatti, che è stato ovunque c’era da comprarsi il potere, e Fini che ancora ha solo certezze. E il calcio guidato da quelli che non sanno nemmeno cos’è lo sport, m’immagino Moggi in costume, che anneghino nel loro denaro liquefatto, ubriachi e persi in uno Stige grigio e urlatore… e i bancarottieri, e gl’immobiliaristi che per tre mila lire venderebbero la loro madre a un nano.. e così questa classe dirigente, alta, per così dire, così incline alla disonestà! E il Papa stringe a tutti la mano e non fiata, è estraneo ai fatti.
Da qui esce vincente e gloriosa la classe operaia, la classe dei lavoratori che in un ufficio o in fabbrica non sono nessuno e il solo modo che conoscono per avere del denaro (gli spiccioli) è quello di lavorare tutta una vita ricevendo ordini.. Rovesciamo l’mpero, proletari di tutte le terre, unitevi!!


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